23/10/2008

Che paese ingrato.

Tutti a lamentarsi invece che ringraziare. Ringraziare Silvio per tutto quello che sta facendo per noi in un così grave momento di crisi internazionale.

Nessuno che lo capisca e lo appoggi (al di là dei suoi seguaci che probabilmente qualche ripensamento anche loro ce l’hanno, ma pur di stare la sù tutti tacciono).

Nessuno riflette su come il grande Silvio ci stia aiutando, soprattutto a noi neolaureati che ci troviamo a cavallo tra 2 generazioni: troppo giovani per avere esperienza della vita e del mondo del lavoro e troppo vecchi per comprendere al meglio tutte le tecnologie che potrebbero rendercelo più semplice e quindi destinati ad essere eterni inadeguati e disoccupati.

Noi grazie a lui saremo gli ultimi che troveranno un lavoro decente, perché l’università sarà nuovamente considerata l’ultimo passaggio riservato a pochi.

Noi che dovremmo ringraziarlo perché finalmente verremmo considerati con il rispetto che meritiamo, ci stiamo lamentando, ci lamentiamo poiché è impensabile ragionare in questo modo. L’istruzione è un diritto di tutti. È grazie all’ignoranza che i governi hanno sempre fatto quel che volevano e ora che il popolo cresce e inizia a capire di cosa ha bisogno e di come fare per raggiungerlo si prova a metterlo a tacere riportandolo nell’ignoranza.

Forse il controllo dei normali media non vi basta più, forse vi siete resi conto che per una giusta informazione ormai è internet il medium più affidabile e poiché internet si sta diffondendo a macchia d’olio anche negli strati sociali bassi grazie alla scuola, avete deciso di cambiare la scuola , l’unico vero strumento che si pone tra Voi e la massa. Ottima manovra se non fosse che ragionare con la propria testa non è ancora diventato un optional.

20/07/2008

Eccomi

Eccomi qui. E' passato più di un mese e mezzo ma sono pronta a scrivere dei nuovi post. Con calma però....devo ancora organizzare le idee

06/06/2008

L’immigrazione vista dai media

È difficile. Parlare di immigrazione, integrazione e clandestinità è diventato un argomento scottante in Italia. I media certo non si sono tirati indietro. Infatti, capita sempre più spesso che i media si concentrino su un determinato argomento: c’è stato il periodo delle mamme assassine, quello dei cani assassini, e negli ultimi mesi quello degli stranieri pericolosi. Temi questi trattati assiduamente dalla carta stampata e dalle televisioni, soprattutto ora che il nuovo Governo ha deciso una manovra tutta sua. Il tema è stato anche oggetto di campagna elettorale, che ha puntato molto sulla paura, intensificata dall’informazione. Questa lunga scia che vede come oggetto prescelto l’immigrato quale delinquente è iniziata con l’omicidio a Roma della signora Reggiani, sicuramente un tragico episodio, ma da lì in poi c’è stata una vera e propria caccia al malvivente straniero, meglio se rumeno appartenente all’etnia rom.

Certo non si tratta di fatti inventati ma sicuramente ci troviamo in un momento in cui additare contro lo straniero fa comodo: innanzitutto fa notizia, in secondo luogo è utile alle nuove proposte di legge del Governo e quindi conseguentemente fa identità nazionale, e infine focalizzarsi su un solo argomento permette di non distrarre nessuno con altri problemi presenti.

L’immigrazione ha sempre fatto paura sia al paese d’orine sia a quello ospitante. Il primo perché vedeva e vede perdere una cospicua parte di manodopera, l’altro perché sa che immigrazione vuol dire spesso povertà, che si traduce molto più spesso in voler e poter fare qualunque cosa per vivere.

Viene ribadita sempre più la questione dell’identità nazionale, l’Italia è un paese fortemente  egocentrico, tutto gira intorno alla propria visione del mondo e delle cose. Ma a quanto pare è un Paese dalla memoria corta. Gli anni son cambiati, le persone sono cambiate ma il forte radicamento alla terra d’origine è sempre saldo; allora come dimenticare l’immigrazione transatlantica dei primi del novecento, come non pensare all’immigrazione interna negli anni del boom economico, e non giustificatevi con il ritornello “ma siam tutti italiani”, perché in quegli anni lì non si parlava di unità nazionale ma il meridionale non veniva vantato per la sua italianità ma spesso veniva etichettato come il meridionale delinquente.

Oggi che ci troviamo in un paese occidentale cosiddetto “ricco”, un paese che dopo un centinaio d’anni, almeno istituzionalmente e idealmente, si può definire unito, dove la caccia alle streghe è diventata un’altra ma la sostanza però non è cambiata. La lotta contro il pregiudizio e la paura inventata ha davanti a se una lunga e tortuosa strada, perché non è facile competere contro l’informazione unificata dei media principali ma forse ancora una volta ripensare al passato può aiutare a superare la realtà che ci viene propinata.

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